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Il villaggio di S. Salvatore era un punto continuo di riferimento dei contadini, che vi soggiornavano spesso in tutti i periodi |
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dell’anno. Per la festa tutti i novenanti, uomini e donne, partivano a piedi il sabato pomeriggio; c’era allora la consuetudine |
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che le donne portassero a spalla “su santigheddu”, una piccola statua di S. Salvatore che secondo la tradizione popolare |
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sarebbe stata trovata nell’Ipogeo. All’arrivo nel villaggio quella statua veniva posta nella nicchia (”su niggiu”), sull’altare del |
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piccolo santuario; il tempo per sistemare le poche cose e poi avevano inizio i balli che si protraevano fino alla notte.
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La domenica mattina si celebrava una messa e poi riprendevano i balli, interrotti definitivamente all’ora della via Crucis. |
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Da quel momento aveva veramente inizio la novena, che sarebbe continuata col solito schema (una messa la mattina, via |
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Crucis e Rosario nel tardo pomeriggio), fino al sabato sera. Un altro elemento da segnalare è la presenza, nello spiazzo |
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centrale del villaggio, di numerosissimi “stazzus”, veri e propri ripari in canne ed erbe palustri, costruiti appositamente |
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da chi non aveva casa, per poter seguire tutti i giorni la novena senza essere costretti a viaggiare a piedi sino a Cabras. |
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A questo fenomeno si aggiungeva, tra il venerdi pomeriggio ed il sabato mattina, la presenza de “is traccas”, vere e proprie |
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carovane di gente provenienti da paesi lontani, che si accampavano attorno al perimetro esterno del villaggio, non senza |
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essere prima passati in peschiera per un abbondante acquisto di pesci da consumare durante la festa. |
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Il pomeriggio del sabato da Cabras partiva la statua del Santo portata a spalla da un gruppo di giovani, chi per promessa, |
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chi per semplice devozione. Stando alle testimonianze il trasporto del Santo avveniva a piedi ma non di corsa, certamente |
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fino al 1929. La consuetudine della corsa sarebbe una “balentia” introdotta quando il numero dei partecipanti si ingrossò, |
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permettendo così ricambi e riposi più frequenti. L'arrivo del Santo era seguito da una funzione solenne e poi da un esplodere |
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ancora più solenne di balli sia nella piazza centrale del villaggio che nella fascia esterna, negli spiazzi circoscritti dai carri |
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disposti in cerchio. La domenica era il giorno del Santo; nel santuario si succedevano le messe mentre dai cortili saliva |
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in continuazione il fumo degli arrosti. Era l'unico giorno “grasso” di questa novena. |
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Il pomeriggio il Santo veniva riportato a Cabras, seguito in corteo dalla maggior parte dei novenanti. La notte il villaggio era |
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deserto. A questi pochi elementi, che costituiscono unicamente una traccia generale di questa festa, occorre aggiungerne |
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alcuni altri, indispensabili per farla emergere in quello che era il suo contenuto di fondo. Durante tutto il periodo della |
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novena la gente attingeva, dal pozzo dell’Ipogeo, l’acqua per gli usi più comuni compreso quello di cucinare. Accanto a |
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questo normale comportamento ce n’era però un altro essenzialmente cerimoniale: quando si scendeva nell’Ipogeo |
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si era soliti lavarsi il volto con l’acqua di quel pozzo perché si diceva fosse salutare soprattutto per la vista da un punto |
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particolare dell’Ipogeo, perché efficace contro il malocchio ed il mal di testa. Questa polvere veniva usata anche in riti |
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magico-terapeutici quali “s’affumentu” e “sa imbrusciadura”. La novena di S.Salvatore ha mantenuto queste caratteristiche |
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fino alla fine degli anni cinquanta. |
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